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Lo strano caso del mega-impianto eolico nella diga

where Foggia when Mer, 23/09/2026 who roberto

Una wind farm da oltre 34MW di cui tre aerogeneratori alti 180 metri nell’area della diga di Palazzo d’Ascoli, nel Foggiano. La denuncia del blogger Fabio Modesti. Le istituzioni che devono decidere non si coordinano fra loro e assegnano la stessa area a destinazioni fra loro incompatibili.

Un mega-impianto eolico da 34,50 palazzo-dascoli.pngmegawatt di potenza le cui pale sorgono parzialmente all’interno della futura diga di Palazzo d’Ascoli, in territorio di Ascoli Satriano (Foggia), un’opera, quest’ultima, attesa da 40 anni e per cui sono stati stanziati oltre 460 milioni. Sono questi gli ingredienti di una vicenda – raccontato dal blogger Fabio Modesti, cui va il merito di avere valorizzato la vicenda – dall’impatto complessivo che non sembra essere stato considerato dalla valutazione di impatto ambientale che l’ha autorizzato. Il cantiere è partito nell’ottobre scorso ma se per la diga siamo alla sola progettazione esecutiva, per la wind farm si può partire con i lavori avendo ottenuto il via libera ministeriale.
In altre parole – a questo pare alludere l’analisi del blogger Modesti – la diga sembra essere la solita opera mai realizzata e per la quale sono stati svaporati molti soldi, e il progetto dell’impianto eolico sembra essere stato sovrapposto per pura casualità sulla stessa area. Cioè, le istituzioni che devono decidere non si coordinano fra loro e assegnano la stessa area a destinazioni fra loro incompatibili.
 
L’impianto
L’impianto avrà dieci aerogeneratori alti 180 metri, di cui 3 aerogeneratori nell’area della diga, che occuperanno 2 chilometri quadrati. Il caso vuole – ci racconta Modesti – che il provvedimento abbia ottenuto l’autorizzazione ambientale dal ministero e da parte del consiglio dei ministri dopo, però, che lo stesso era stato bocciato dalla giunta regionale pugliese e dal ministero della Cultura. Tra l’altro nei provvedimenti di queste amministrazioni non si fa alcun cenno al conflitto con la realizzazione della diga nel bacino. La costruzione dell’argine, che dovrebbe portare 67 milioni di metri cubi d’acqua di cui 40 milioni destinati agli usi agricoli e la rimanente parte per utilizzi industriali, è attesa da tempo, almeno dagli anni’80.
 
Il caso in Basilicata
Ma non è l’unico caso, riferisce ancora Modesti, di istituzioni diverse che assegnano la stessa area a destinazioni fra loro incompatibili. Accade con un impianto di accumulo idroelettrico sulla diga del Basentello, in agro di Gravina in Puglia, al confine con la Basilicata. Con fondi Pnrr è stata finanziata la realizzazione di un invaso al di sopra della diga in terra battuta esistente sul torrente Basentello (lago di Serra di Corvo) collegato a quest’ultima da un impianto di presa idrica e di rilascio idrico. Una struttura a ciclo chiuso, insomma, per sopperire all’intermittenza ed alla scarsa efficienza di un impianto eolico pure previsto in quella zona. Ma appena sotto l’impianto di accumulo idrico proposto ne è stato proposto un altro, da altra società, con le medesime finalità.

Due progetti di impianti di pompaggio sulla stessa area
Il dubbio di Modesti è che ci si trovi di fronte “al fallimento del coordinamento degli investimenti pubblici oltre che alla débâcle delle procedure di valutazione ambientale” che non hanno saputo ben valutare gli impatti cumulativi e le interferenze di impatti.

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