Analisi. Fotovoltaica: quali prospettive per gestire i moduli dopo l’uso?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un’analisi di Laboratorio Ref sulla gestione dei moduli fotovoltaici a fine vita per poter ragionare fin da ora su tracciamento, impianti di trattamento e meccanismi di finanziamento per rendere efficiente il processo.
A cura di: Andrea Ballabio, Donato Berardi, Giovanni Dilillo, Giulia Gadani, Nicolò Valle
Il boom del fotovoltaico in Italia porta con sé una questione destinata a farsi sempre più urgente: cosa fare dei moduli a fine vita. Serve un sistema capace di tracciarli, avere impianti sufficienti per trattarli e trovare le risorse per finanziare raccolta e trattamento. Negli ultimi anni le installazioni sono cresciute rapidamente, spinte dagli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec), e di pari passo è aumentato il numero di moduli dismessi, che rientrano tra i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee).
L'invecchiamento degli impianti già installati, unito alla prospettiva di doverne installare molti altri per centrare gli obiettivi del Pniec, rende necessario ragionare fin da ora su questo fine vita. I moduli dismessi possono rappresentare una risorsa preziosa, perché contengono materie prime recuperabili, ma solo se esiste una rete di impianti di trattamento adeguata. Negli anni, la normativa su raccolta e trattamento di questi rifiuti è cambiata più volte, diventando frammentata e complicata da seguire. L'Italia, peraltro, è già oggetto di una procedura di infrazione europea per non aver raggiunto gli obiettivi di raccolta previsti dalle Direttive comunitarie: tra le cause c'è una rete di intercettazione che non copre ancora capillarmente tutto il territorio, a cui si aggiunge un alto numero di operatori informali che alimentano esportazioni illecite o smaltimento abusivo.
Raccolta e gestione dei rifiuti da moduli fotovoltaici
Tra i principali Paesi europei, la Germania è storicamente quella che raccoglie i maggiori volumi di rifiuti fotovoltaici. Nel 2022, però, l'Italia l'ha superata sia in valore assoluto sia in rapporto agli abitanti, distacco ampliatosi ulteriormente nel 2023 soprattutto grazie all'entrata in funzione di nuovi impianti in sostituzione di quelli esistenti. I canali di raccolta variano molto tra i Paesi: in Francia passa tutta dal sistema dei rifiuti urbani, mentre in Germania e in Italia la raccolta nelle isole ecologiche resta minoritaria rispetto a quella da canali professionali. In Italia, tra il 2019 e il 2023, la quota urbana sul totale è comunque cresciuta di sei punti percentuali: nel 2023 le isole ecologiche italiane hanno raccolto poco più di 1.800 tonnellate, molto meno delle circa 5.000 intercettate sia in Francia sia in Germania. Anche se originati da impianti domestici, in Italia, i rifiuti fotovoltaici da moduli domestici vengono spesso gestiti con quelli professionali, disinstallati, conferiti e smaltiti secondo i canali tipici di questi ultimi.
Nel 2023, nei grandi Paesi europei, tra il 94% e il 99% del materiale recuperato è stato avviato a riciclo. Il riutilizzo resta invece poco praticato per ragioni economiche: i moduli nuovi costano poco, e questo scoraggia il riutilizzo di quelli usati, anche perché chi rimette in commercio un modulo riutilizzato si assume tutte le responsabilità sulla sua gestione futura.
Nel 2022, l'Italia ha superato la Germania nell'avvio a riciclo, arrivando a oltre 19mila tonnellate, e ha mantenuto il primato nel 2023 con circa 26mila tonnellate, distinguendosi per una crescita particolarmente rapida. Una parte dell'aumento riciclato si deve anche all'aggiornamento degli obiettivi europei. In Italia, il recupero passa oggi attraverso una decina di impianti dedicati, nel Centro-Nord, mentre in Germania e Francia esistono già impianti dedicati di scala industriale.
L’evoluzione delle installazioni dei moduli
Passando alle installazioni, numero, potenza complessiva e dimensione media dei nuovi impianti hanno vissuto due fasi di forte crescita: tra il 2009 e il 2011, prima; tra il 2022 e il 2024, poi. Nella prima fase, ha inciso il Conto Energia, che garantiva per 20 anni una tariffa incentivata per ogni kilowattora prodotto; con la sua fine, dal 2014 la crescita ha subito un brusco rallentamento. Nel triennio 2022-2024 le installazioni sono tornate a salire, sostenute dal FER1, che ha favorito l'allaccio
di impianti professionali sopra i 20 kilowatt di picco, e dal Superbonus 110% per quelli residenziali. La potenza incentivata in funzione è cresciuta costantemente tra il 2009 e il 2013, da circa 1.100 megawatt, pari a circa 4,5 milioni di moduli, a oltre 17mila megawatt, circa 70 milioni di moduli. Dal 2014 al 2021 è rimasta stabile, perché il quinto Conto Energia garantiva le tariffe per 20 anni dall'entrata in funzione degli impianti già ammessi. La potenza non incentivata, al contrario, è
cresciuta senza sosta fino al 2021, tanto che il peso di quella incentivata sul totale è sceso dal 95,7% del 2011 al 77,9% del 2021.
Italia, Francia, Germania e Spagna rappresentano insieme circa il 60% del mercato europeo dei moduli immessi al consumo. In Italia, tra il 2019 e il 2023, le tonnellate immesse sono aumentate del 709%, segnalando una vera e propria ripresa. Guardando all'immesso per abitante, l'Italia resta indietro rispetto agli altri grandi Paesi, ma il divario si sta riducendo grazie alle politiche di incentivazione, come il FER1 e il Superbonus già citati.
A livello territoriale, la Lombardia è la regione con la maggiore potenza installata a fine 2024. Tra le prime cinque regioni, tre sono nel Nord Italia: un segno che lo sviluppo è stato guidato più dalle aree economicamente forti che da quelle con maggiore irraggiamento, come il Mezzogiorno. Rapportando però la potenza installata al PIL regionale il quadro si ribalta: sono le regioni del Sud – seguite da quelle del Centro – a fare meglio, con la Sardegna in testa.
Lo scenario futuro
Le proiezioni per l'Italia sulla potenza in esercizio – anno per anno dal 2025 al 2050 – mostrano un rallentamento temporaneo delle nuove installazioni di impianti fotovoltaici tra il 2025 e il 2026, seguito da una ripresa netta nel quadriennio successivo. Il picco di nuova capacità installata dovrebbe arrivare nel 2027 con circa 10 gigawatt, per poi scendere a 4,18 gigawatt nel 2031, quando la nuova capacità annua si stabilizzerà su un ritmo costante fino al 2050.
Due elementi guidano l'evoluzione futura dei rifiuti fotovoltaici: l'andamento – passato e prospettico – dell’immesso al consumo e la stima dei moduli fotovoltaici che arrivano a fine vita. Con il passare degli anni, cresce progressivamente anche la quota di moduli immessi sul mercato per effetto di interventi di revamping-repowering, coerentemente con gli obiettivi del Pniec. Nel 2050, si stima che potrebbero essere collegati alla rete oltre 20 milioni di moduli, un valore paragonabile solo ai picchi del triennio 2027-2029 e quasi doppio rispetto a quello del 2024. Il quadro complessivo che emerge racconta di una crescita davvero notevole dei volumi da gestire tra il 2026 e il 2050, con un incremento di quasi trenta volte nel numero di moduli dismessi ogni anno: si passerebbe dai circa 427mila moduli del 2025 a oltre 12 milioni nel 2050, con la massa complessiva da raccogliere e trattare che salirebbe da 9mila a 264mila tonnellate annue di Raee fotovoltaici. Anche il rapporto tra i moduli fotovoltaici non incentivati giunti a fine vita e quelli immessi al consumo nello stesso anno cresce: a partire dal 2027, questa incidenza aumenta progressivamente e, tra il 2025 e il 2050, si assesta in media intorno a un modulo dismesso ogni 3 immessi al consumo. Si tratta di un cambiamento strutturale che riflette sia il progressivo invecchiamento degli impianti già installati, sia il peso crescente delle attività di revamping e repowering, che accelerano il ricambio tecnologico.
Oggi la gestione del fine vita dei moduli fotovoltaici viene finanziata attraverso i contributi che i produttori versano nei trust dei consorzi. Risorse, queste, che devono essere amministrate e mantenute integre per un periodo di tempo molto lungo. Il rischio è che, in caso di incapienza, spetti alla collettività in futuro doversi fare carico dei costi aggiuntivi di smaltimento. Proprio per questo, la forte crescita attesa delle nuove installazioni rende necessario ripensare fin da ora i meccanismi di finanziamento della gestione del fine vita dei moduli, in modo da garantire tracciabilità, coperture economiche adeguate e incentivi sufficienti alla raccolta e al trattamento di questi rifiuti.
Per approfondire:
Generazione fotovoltaica: quali prospettive per la gestione dei rifiuti? https://laboratorioref.it/generazion...


