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Roma e i rifiuti. Tutto sul caso di Malagrotta, sui rifiuti bruciati e sull’inceneritore che non c’è

where Roma when Lun, 20/06/2022 who roberto

Il Tmb2 è andato completamente distrutto, il Tmb1 è salvo, ma da giorni è inutilizzabile a causa della chiusura temporanea dell'impianto

L'incendio che l’altra settimana incendio-malagrotta.jpegha devastato uno degli impianti di trattamento biologico-meccantico (Tmb) dei rifiuti di Roma a Malagrotta ha suscitato molti commenti e paure ed è stato correlato con il progetto di dotare Roma di un impianto di termovalorizzazione della frazione non riciclabile dei rifiuti.
Il Tmb2 è andato completamente distrutto, il Tmb1 è salvo, ma da giorni è inutilizzabile a causa della chiusura temporanea dell'impianto.
Le centraline che verificano la quantità di polveri sottili nel raggio di 2,5 chilometri dalla struttura non hanno registrato valori sopra i limiti di legge.
"La nostra prima preoccupazione è la salute dei cittadini", assicurava il sindaco Roberto Gualtieri; "è stato evitato il disastro ambientale". Per due giorni sono state chiuse le scuole situate entro i 6 chilometri dall'impianto ed è stato vietato mangiare i prodotti agricoli coltivati nell'area.
Con Malagrotta fuori uso, il Comune si trova un surplus di oltre 9mila tonnellate settimanali di spazzatura da trattare, per i quali serve una soluzione a tempo di record per evitare l'ennesima crisi, in piena estate. Il sindaco Roberto Gualtieri dopo avere individuato il Tmb di Aprilia e altri fuori regione, ha firmato anche l'ordinanza in cui dispone la trasferenza dei rifiuti urbani indifferenziati, per un massimo di 850 tonnellate al giorno, presso gli stabilimenti Ama di Ponte Malnome e di Acilia.
 
I commenti del sindaco Gualtieri
Il sindaco pensa a "ordinanze su trasferenze temporanee per evitare l'accumulo di rifiuti nelle strade nei prossimi giorni", poi avverte: "Ci potrà essere qualche difficoltà: adesso monitoreremo le prossime ore e cercheremo di minimizzare queste conseguenze sia con la riapertura del Tmb1 sia con queste ordinanze sulle trasferente. A Roma serve una moderna rete, adeguata e analoga a quella delle altre città europee - insiste - . Il messaggio è semplice e chiaro: quanto accaduto non ci fermerà e anzi rafforza la nostra determinazione di dotare Roma degli impianti di cui ha bisogno tra cui due biodigestori anaerobici, un termovalorizzatore di nuova generazione e altri impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti, all'insegna della sostenibilità, della legalità e della trasparenza". L'obiettivo, conclude, è "presentare il nuovo piano entro luglio, per poter passare alla fase realizzativa. Roma può e deve uscire dalla fase dell'emergenza".
 
Almeno 3 mesi per le cause, diossine nei limiti
Valori alti di inquinanti e diossine ma nei limiti di legge. Arrivano i dati dei rilievi dell'Arpa e intanto la Procura precisa che ci vorranno almeno tre mesi per accertare le cause. Gli inquirenti stanno raccogliendo materiale utile alle indagini e cercheranno inoltre le eventuali analogie con gli altri incendi, avvenuti tra il 2018 e il 2019, che hanno interessato gli impianti di Tmb a Roma e in questo ambito le verifiche sui sistemi di videosorveglianza presenti a Malagrotta potrebbe fornire elementi utili. Oltre al monitoraggio degli inquinanti Arpa ha poi elaborato una prima mappa con l'individuazione "delle aree di potenziale massima ricaduta delle emissioni generate dall'incendio nell'impianto di Malagrotta". Inoltre, si è avviato un controllo del suolo, delle acque superficiali, delle colture e degli allevamenti zootecnici proprio in relazione all'area di ricaduta.
"I valori del particolato (Pm10 E Pm2.5) misurati il 15 giugno nelle centraline dei comuni di Roma e Fiumicino non evidenziano un generale incremento delle concentrazioni rispetto ai giorni precedenti e non si rilevano superamenti del limite giornaliero del PM10, pari a 50 µg/m3", si legge nel rapporto stilato dall'Arpa Lazio. "I dati orari del parametro biossido di zolfo (SO2) misurati durante l’evento risultano in linea con quelli misurati nelle giornate precedenti e al di sotto dei limiti di legge" mentre "le concentrazioni di biossido d’azoto (NO2) e di benzene (C6H6), i cui valori relativi all’intera giornata sono in linea con quelli dei giorni precedenti, nella serata del 15 giugno (nel periodo in cui si è sviluppato l’incendio) risultano più alte che nei giorni precedenti, restando, in ogni caso, inferiori ai limiti di legge".
Allarme della Sima, la società italiana di medicina ambientale: “Una eventuale diffusione di diossina nell’aria causata dall’incendio presso la discarica di Malagrotta determinerebbe enormi rischi per la salute umana, essendo ben noti gli effetti cancerogeni e neurotossici di tale sostanza sul corpo umano”, afferma la Sima. “La diossina è un inquinante organico persistente classificato dalla IARC come cancerogeno certo per l'uomo, oltre ad avere effetti neurotossici ed essere un distruttore endocrino - spiega il presidente Sima, Alessandro Miani. - Il rischio aereo della diossina è limitato all'area interessata dai fumi del rogo e, in caso di nube tossica, a tutto il territorio colpito dalla ricaduta a terra dei fumi”.
 
Il dibattito sull’inceneritore
L'emergenza dovuta all'incendio ha però riaperto la questione degli impianti e del termovalorizzatore . "Un inceneritore a Roma sarebbe insostenibile a tutti i livelli e non migliorerebbe la situazione, né eviterebbe il rischio di incendi", ha detto Marco Cacciatore di Europa Verde.
L'assessora regionale ai rifiuti Roberta Lombardi (Cinquestelle): "Non si può associare l'incendio al termovalorizzatore".
Il Comitato Valle Galeria libera ha indetto per domani un presidio: "Si è rischiato un' ecatombe. Quanto accaduto a Malagrotta non può essere minimizzato né sottovalutato".
“Non è solo un disastro annunciato ma addirittura il terzo in meno di 4 anni, dopo quello del Tmb Salario nel 2018 e del Tmb Rocca Cencia nel 2019. Qualcuno deve rispondere ai cittadini e anche qui in Parlamento come si può non essere in grado di assicurare un piano di gestione rifiuti degno di un paese civile alla capitale. Non è più il tempo delle assurde politiche ideologiche contro il progresso dei 5s e dei no a tutto, che ancora oggi sono contro la realizzazione del termovalorizzatore, ora occorre fare quello che serve per tutelare ambiente e salute” dicono i senatori Luca Briziarelli e Gianfranco Rufa della Lega.
L’associazione ambientalista Amici della Terra: “Chi, negli scorsi anni, cavalcando la demagogia, ha impedito a Roma di avere un termovalorizzatore, come ce l'hanno tutte le capitali europee, è responsabile di questi disastri e della diossina e di tante altre sostanze tossiche che, ad ogni incendio a cielo aperto, le persone sono costrette a respirare. È ora di cambiare. Occorre realizzare al più presto il termovalorizzatore annunciato dal sindaco”.
 
Un documento degli Amici della Terra a favore di un termovalorizzatore per Roma: https://astrolabio.amicidellaterra.i...
 

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